Da bambina avevo un dono. Un dono meraviglioso.
Vedevo i colori.
Ma non i colori dei pastelli o il blu del cielo o il verde del prato. Io vedevo i colori delle persone.
Così avevo una nonna rosa come la cipria, come la Francia disegnata sul mappamondo. Avevo un'amica gialla come il sole e una verde come le rane. Avevo una maestra blu, come l'ultima striscia di mare.
Il fatto di associare le persone ai colori era per me un meccanismo del tutto naturale. Un qualcosa che semplicemente accadeva. Per me tutto il mondo vedeva le persone a colori, mica era una cosa solo mia. Era una cosa normale. Talmente normale che neanche ti veniva in mente di chiedere "ma anche tu li vedi i colori?".
Cercai di capire quale fosse il colore adatto alla mamma, ma mi veniva in mente il marrone. Sì sì, lei era senza dubbio marrone, ma non glielo volevo dire, perché mi sembrava un colore brutto.
Anni dopo, quando ormai la magia dei colori mi aveva abbandonata, raccolsi dentro un bosco un pugno di terra bagnata.
Rimasi a guardare a toccare ad annusare quel mucchietto di terra così scura, antica, calda, soffice, viva, profumata.
Era proprio il colore della vita.

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